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Curiosità culinarie

Raccontiamo storie, novità e tendenze del mondo della ristorazione, l’utilizzo delle materie prime nelle migliori cucine locali e internazionali, le tecniche di lavorazione. Siamo convinti che ogni giorno si impara qualcosa di nuovo e si migliora sempre.

Conosci il granchio delle nevi? La granceoala artica

Curiosità culinarie, Terra e Mare Di 10 febbraio 2026 Tags:, , , , Nessun commento

La granceola artica, conosciuta anche come granchio delle nevi (Chionoecetes opilio), è uno dei crostacei più apprezzati al mondo. Vive nei fondali freddi dell’oceano Atlantico nord-orientale e del Pacifico settentrionale. In particolare, viene pescata nel mare di Bering e nella baia di Bristol, a ovest dell’Alaska.

Questo crostaceo ha un corpo quasi circolare e piatto, leggermente più largo nella parte posteriore. Le sue cinque paia di zampe, sottili e allungate, ricordano quelle di un ragno. Non a caso, in inglese è chiamato spider crab. Le prime due zampe terminano con robuste chele.

Il colore del carapace varia nel tempo: dal bianco al crema, fino a tonalità più rossicce nelle fasi adulte.

Tra i granchi più ricercati e pregiati troviamo proprio la granceola artica del mare di Bering. I maschi possono raggiungere una taglia importante, fino a 8–10 kg, e vivere fino a 14 anni.

Dal punto di vista biologico esistono sette specie del genere Chionoecetes, ma la Chionoecetes opilio è senza dubbio la più conosciuta e apprezzata in cucina.

Granceola artica

Pesca della granceola artica

La pesca della granceola artica dipende fortemente dalle condizioni meteo-climatiche e dalla formazione dei ghiacci invernali. Le zone di pesca sono lontane dalla costa e le uscite in mare possono durare diverse settimane.

Le navi rientrano solo quando le stive raggiungono il quantitativo previsto, salvo emergenze. I costi di gestione sono elevati, per questo il lavoro a bordo è continuo, giorno e notte.

Il capitano coordina tutte le attività: dalla rotta all’utilizzo delle nasse. Gli equipaggi lavorano su turni di otto ore, alternandosi per garantire riposo e sicurezza. A bordo non manca nemmeno uno chef, fondamentale per mantenere alto il morale durante un lavoro tanto duro.

Fatica e sacrificio a bordo 

Lavorare su un peschereccio nel mare di Bering è una vera sfida contro la natura. Serve resistenza, esperienza e grande spirito di sacrificio.

Dal 2005, le autorità locali assegnano a ogni imbarcazione una quota di pesca basata sui risultati degli anni precedenti. Il periodo di pesca varia dalle due alle quattro settimane, mentre per alcune specie di granchio può durare solo pochi giorni.

I mesi più redditizi per la pesca dei granchi vanno da ottobre a gennaio.

Le navi, lunghe tra i 12 e i 75 metri, trasportano fino a 300 nasse. Ogni nassa pesa tra i 200 e i 400 kg. La pesca del granchio è considerata una delle più pericolose al mondo, con un tasso di mortalità molto elevato. Per questo motivo, la granceola artica rappresenta una risorsa preziosa da tutelare. Solo attraverso una pesca responsabile sarà possibile preservare l’equilibrio degli ecosistemi marini.

In cucina 

In cucina, la granceola artica si distingue per la delicatezza delle sue carni. Per valorizzarne il sapore si consigliano cotture semplici: al vapore, bollita o in forno a vapore professionale.

È eccellente servita al naturale, con limone e burro chiarificato. In alternativa, è perfetta con olio extravergine d’oliva, timo, limone e pepe fresco, accompagnata da pomodorini Pachino e maggiorana.

La polpa di granceola artica è ideale anche per:

  • condire tagliolini all’uovo e paste lunghe

  • preparare antipasti raffinati

  • farcire canapè, cestini di pasta brisée e finger food gourmet

Una materia prima versatile e di altissima qualità.

Per ulteriori informazioni sui nostri prodotti sicuri e di qualità per la tua cucina, contattaci al numero 0422-752551: ti indicheremo il nostro agente di zona, oppure scrivi a marketing@icebergitalia.it. Saremo lieti di risponderti!

Conosci il granchio delle nevi? La granceoala artica
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Perché i ristoratori stanno riscoprendo i “tagli poveri” invernali?

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 26 gennaio 2026 Tags:, , , Nessun commento

Con l’arrivo dell’inverno cresce la voglia di piatti caldi, avvolgenti e profondamente legati alla tradizione. Nei menù di molti ristoranti italiani stanno così tornando alla ribalta i “tagli poveri”: muscolo, guancia, reale, punta di petto, ossobuco. Tagli un tempo considerati secondari che oggi, grazie alle tecniche moderne, diventano protagonisti di preparazioni intense e memorabili.

In un 2026 sempre più attento a sostenibilità, gusto autentico e razionalizzazione dei costi, queste carni rappresentano una scelta strategica per la ristorazione professionale.

Perché tornano di moda i “tagli poveri”?

Negli ultimi anni molti ristoratori hanno iniziato ad affiancare questi tagli a quelli più nobili, come filetto e controfiletto, per valorizzare parti spesso sottovalutate ma ricchissime di sapore e sorprendentemente versatili.

Le ragioni sono diverse, a partire da un food cost più vantaggioso senza rinunciare alla qualità. I tagli poveri, infatti, hanno un costo più contenuto e offrono un’ottima resa dopo lunghe cotture, permettendo di migliorare i margini pur mantenendo uno standard qualitativo elevato.

Sono inoltre perfetti per la stagione invernale: ideali per brasati, stufati, stracotti e bolliti, quei piatti caldi e confortanti che il cliente ricerca nei mesi più freddi. Non a caso, i tagli poveri sono profondamente legati alla tradizione regionale italiana: Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia e Toscana hanno costruito intere identità culinarie attorno a queste preparazioni.

Ossobuco-di-vitello-con-risotto-allo-zafferano

Ossobuco-di-vitello-con-risotto-allo-zafferano

Le tecniche moderne che li esaltano

Grazie alla cottura sottovuoto a bassa temperatura, al controllo preciso delle temperature e alla rigenerazione professionale, questi tagli garantiscono qualità, resa, costanza e morbidezza. Tempistiche e temperature sono state studiate e collaudate nel tempo, affinate attraverso numerose prove sia con metodi tradizionali sia con tecnologie che migliorano i risultati e semplificano il lavoro degli chef.

I tagli più richiesti nei menù invernali 2026

Guancia di manzo: ricca di collagene, diventa morbida e setosa dopo 6–8 ore di cottura lenta. Ideale con vino rosso, purè cremosi, polenta e radicchio tardivo.

Muscolo bovino: protagonista dei grandi bolliti e dei ragù invernali. Perfetto per piatti di tradizione e per linee di pranzo ad alta rotazione.

Reale e cappello del prete: tagli veneti e piemontesi ideali per brasati eleganti, grazie alla buona marezzatura naturale. Perfetti per menù tipici.

Punta di petto o brisket: caratterizzata da un’ottima succulenza, si presta a preparazioni come pulled beef, terrine calde e cotture a bassa temperatura.

Coppa di suino, spalla e stinco: versatili, economici e di grande resa, si adattano sia a menù moderni sia a preparazioni classiche.


Vantaggi in cucina professionale

Facilità di porzionatura e servizio: la maggior parte dei tagli poveri può essere porzionata in anticipo e rigenerata senza perdere consistenza.

Zero sprechi: il collagene che si scioglie durante la cottura si trasforma in un fondo naturale ricco e brillante, ideale per salse e basi.

Perfetti per menù fissi e grandi numeri: una volta cotti e abbattuti, mantengono una qualità costante anche durante servizi ad alto flusso.

Alta soddisfazione del cliente: un brasato eseguito a regola d’arte comunica cura e tradizione, offrendo una vera soddisfazione per il palato anche con un costo della materia prima contenuto.


Come valorizzarli nel menù:

Per valorizzare i tagli poveri nel menù, ci sono alcuni accorgimenti semplici. Prima di tutto, è utile indicare la razza o la provenienza della carne, ad esempio “brasato di muscolo di bovino nazionale”, così il cliente percepisce subito qualità e attenzione.

Anche i contorni fanno la differenza. Polenta integrale, purè di patate al burro, radicchio di Treviso grigliato, carciofi stufati o cavolo nero seguono la stagionalità e completano il piatto con gusto e colore.

Le salse e le riduzioni, come fondo bruno, vino rosso o birra scura, arricchiscono il sapore e rendono il piatto più equilibrato.

Raccontare come è stato cucinato il piatto aggiunge valore. Dire che la punta di petto è stata cotta a bassa temperatura per otto ore o brasata lentamente in casseruola mostra cura e attenzione.

Infine, proporre porzioni più piccole o un menù degustazione aiuta i clienti a provare i tagli poveri meno conosciuti, trasformando ogni assaggio in una piccola scoperta.

Una tendenza che continuerà nel 2026

La riscoperta dei “tagli poveri” non è una moda passeggera. Risponde infatti a tre esigenze concrete del settore:

  • contenere i costi

  • valorizzare la tradizione italiana

  • proporre piatti di carattere, memorabili e coerenti con la stagione

Per l’inverno 2026, dare spazio a brasati, stufati e tagli storici significa offrire una cucina autentica e sostenibile: un equilibrio che i clienti apprezzano e che i ristoratori possono gestire con grande vantaggio, anche grazie all’intensità di sapore e profumo che queste preparazioni sanno esprimere.

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Tacchina in rotolo farcita con radicchio e salsiccia: ideale per l’Epifania

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 2 gennaio 2026 Tags:, , , Nessun commento

Con l’arrivo di gennaio e delle ultime festività, l’Epifania rappresenta un’occasione importante per proporre piatti caldi e avvolgenti. Per questo motivo, la tacchina si conferma una scelta ideale per un secondo elegante e funzionale.

Il rotolo disossato ripieno con radicchio e pasta di salsiccia unisce tradizione e stagionalità. Inoltre, è una preparazione pratica, pensata per la ristorazione professionale.

La carne rimane morbida.
Allo stesso tempo, il ripieno è ricco e bilanciato.
Di conseguenza, il risultato è raffinato e versatile.

Un secondo piatto adatto ai servizi di gennaio

Gennaio è il mese dei menu strutturati e delle proposte stagionali. Infatti, molti ristoratori cercano piatti facili da gestire e da porzionare. Questo rotolo risponde perfettamente a tali esigenze.

Può essere preparato in anticipo.
Inoltre, si rigenera facilmente.
Di conseguenza, mantiene gusto e consistenza.

Per questo motivo, è ideale per menu a prezzo fisso e degustazioni dedicate all’Epifania.

Il ruolo del radicchio nel ripieno

Il radicchio invernale aggiunge colore e carattere. La sua nota leggermente amarognola bilancia la sapidità della salsiccia. È un abbinamento classico e sempre apprezzato.

Una breve rosolatura ne esalta l’aroma.
Bastano cipolla, olio e vino bianco.

Per arricchire il ripieno si possono aggiungere:

  • formaggio grattugiato

  • frutta secca tritata

  • erbe aromatiche fresche

Tecnica di cottura

La preparazione è semplice e ben collaudata. Tuttavia, è importante seguire alcuni passaggi precisi.

  • Aprire la tacchina disossata e batterla leggermente

  • Quindi distribuire il ripieno in modo uniforme

  • Successivamente arrotolare e legare con spago da cucina

  • Poi rosolare in casseruola fino a doratura

  • Infine sfumare con vino bianco

La cottura prosegue in forno a 160–170 °C per circa 90 minuti. Durante la cottura, inoltre, è utile aggiungere brodo, in modo che la carne rimane umida e tenera.

Contorni di stagione per completare il piatto

Le patate arrostite sono un accompagnamento classico. Infatti, risultano croccanti all’esterno e morbide all’interno. Per questo motivo bilanciano la succulenza del rotolo.

Vanno prima sbollentate.
Successivamente si cuociono al forno con rosmarino, aglio e olio extravergine.

I carciofi stufati, invece, aggiungono delicatezza.
Sono protagonisti dei mesi freddi e, allo stesso tempo, legati alla tradizione.
Cotti lentamente con scalogno, vino bianco e brodo, sprigionano profumi eleganti.

Presentazione 

Per il servizio, tagliare due fette del rotolo di tacchina al radicchio, con uno spessore di circa 2–2,5 cm.
Quindi nappare con il fondo di cottura ristretto.
Infine, completare con patate arrostite e carciofi stufati, per valorizzare la cucina della tradizione.

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Tacchina in rotolo farcita con radicchio e salsiccia: ideale per l’Epifania
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Baccalà alla vicentina

Baccalà alla vicentina: una ricetta per le festività

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 18 dicembre 2025 Tags:, , , , Nessun commento

Il baccalà alla vicentina è uno dei piatti simbolo del Veneto, ricco di storia, tradizione e gusto. Preparato con lo stoccafisso norvegese delle isole Lofoten, pesce pregiato essiccato al vento e al sole artico, diventa una portata elegante e raffinata, adatta sia alla tavola quotidiana che alle grandi occasioni. La lunga cottura lenta, insieme a cipolle, latte, olio e acciughe, trasforma lo stoccafisso in un capolavoro di morbidezza e sapore.

La pesca nei mari del nord Europa

Conoscete già come nasce lo stoccafisso delle Lofoten? Il protagonista del baccalà alla vicentina è il Gadus morhua, il merluzzo nordico. Viene pescato nei mesi invernali nelle acque fredde e limpide che circondano le isole Lofoten. In questo arcipelago Norvegese famoso per la sua bellezza naturale il pesce raggiunge la sua massima qualità: carni sode e compatte, bianche e dal gusto delicato.

Una volta catturato, il merluzzo viene subito eviscerato, pulito e privato della testa. Non subisce alcuna salatura: la sua trasformazione in stoccafisso avviene grazie a un processo antico e naturale scoperto e immutato da secoli.
I pesci vengono appesi a grandi rastrelliere di legno, chiamate hjell, strutture di essiccazione a ridosso della costa. Qui vengono lasciati essiccare all’aria aperta per circa tre mesi.
Il clima delle isole Lofoten, con il freddo costante, il vento e le correnti marine, sono gli elementi chiave. Essi permettono un’essiccazione lenta e uniforme, senza l’uso di additivi o conservanti. Al termine del processo, il merluzzo perde circa il 70% del suo peso ma concentra tutto il suo sapore e la sua ricchezza nutritiva. Così nasce lo stoccafisso delle Lofoten, alimento prezioso e di lunga conservazione, che da secoli rappresenta un legame profondo tra la Norvegia e le cucine tradizionali italiane, in particolare quella veneta.

Ingredienti per dieci persone

  • 1 kg di stoccafisso secco delle isole Lofoten (60/80)

  • 500 g di cipolle bianche

  • 5 filetti di acciuga sotto sale o sott’olio

  • mezzo litro di latte intero

  • mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva (più q.b. per condire)

  • 50 g di grana Padano grattugiato

  • Farina bianca q.b.

  • Prezzemolo tritato q.b.

  • Sale e pepe q.b.

Preparazione

  1. Ammollo e pulizia : ammollalo per almeno 3 giorni, cambiando l’acqua fredda ogni 6-8 ore. Dopo l’ammollo, sciacqua lo stoccafisso, rimuovi la pelle e le lische, quindi taglialo a tranci regolari ammollato per almeno 3 giorni.

  2. Preparare il soffritto : affetta finemente le cipolle e falle stufare dolcemente in una padella con poco olio e mezzo bicchiere di acqua fredda. Aggiungi le acciughe e lascia che si sciolgano.

  3. Infarinare e rosolare: pressa i tranci di stoccafisso nella farina e rosolali velocemente in padella con un filo d’olio evo.

  4. Disporre in tegame: in una casseruola di coccio o alluminio dal fondo spesso, alterna strati di pesce con il soffritto di cipolla, aggiungendo un pizzico di prezzemolo e una spolverata di grana.

  5. Condimento e cottura lenta: versa il latte e l’olio rimasto. Il liquido deve coprire il pesce quasi completamente. Aggiusta di sale e pepe.

  6. Cottura: cuoci a fiamma bassissima per circa quattro ore, senza mai mescolare, ma muovendo solo la casseruola per evitare che si attacchi.

  7. Servizio: servire ben caldo, con polenta gialla morbida o abbrustolita,  l’accompagnamento perfetto. Inoltre puoi servirlo su delle fette di pane casereccio o delle fette di polenta cotta alla piastra.

In conclusione

Il Baccalà alla Vicentina non è solo una ricetta: è un patrimonio gastronomico che racconta secoli di storia, viaggi e scambi tra culture. Viene preparato con lo stoccafisso delle Lofoten e cotto con pazienza secondo la tradizione per portare in tavola un sapore autentico e inconfondibile.

Per i ristoratori, presentare questo piatto significa offrire ai propri clienti non solo una portata ricca e raffinata, ma anche un’esperienza che lega territorio, memoria e qualità. Oggi i turisti sono sempre più attenti a scoprire i sapori identitari delle regioni che visitano, e troveranno nel Baccalà alla Vicentina un’occasione unica per assaporare il Veneto in tutta la sua essenza.

Continuare a cucinarlo e valorizzarlo è un modo per custodire e tramandare una tradizione che, ancora oggi, rimane davvero un grande piatto da signori.

Stoccafisso

Stoccafisso-Ragno-60/80

Da Iceberg trovi oltre ad un’ampia selezione di pesce surgelato e fresco e anche lo stoccafisso secco: Stoccafisso 60/80
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Baccalà alla vicentina: una ricetta per le festività
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Sapori autentici: le guance di suino nazionali

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 19 novembre 2025 Tags:, , , Nessun commento

Le guance di suino sono un taglio pregiato della cucina italiana, apprezzato per la loro morbidezza e il gusto intenso. Grazie alla naturale marezzatura, questo taglio risulta tenero e succoso, perfetto per le lunghe cotture. Inoltre, scegliere guance di suino nazionali significa sostenere la filiera locale, puntando su qualità e genuinità. Infatti, la presenza di grasso pregiato, che si scioglie in cottura, conferisce ai piatti carattere e succosità.

Le guance di suino nella cucina veneta

Nella tradizione veneta, le guance di suino sono protagoniste di ricette autentiche. Per esempio, si preparano:

  • brasate al vino rosso con erbe aromatiche,
  • stufate con verdure
  • in umido, accompagnate da polenta morbida, purè o funghi trifolati.

Inoltre, grazie alla loro consistenza vellutata, le guance diventano un secondo piatto raffinato se abbinate a un buon vino rosso. Così, sia nei pranzi di festa sia in cene informali, questo taglio conquista per morbidezza e intensità di sapore, combinando tradizione e gusto.

Cottura a bassa temperatura: il segreto della morbidezza

Per esaltare le guance di suino, la cottura sottovuoto a bassa temperatura rappresenta la soluzione ideale. Infatti, l’uso del roner professionale garantisce precisione, uniformità e preservazione degli aromi.

Inoltre, con questa tecnica si ottengono:

  • temperatura costante,
  • risultati uniformi,
  • aromi preservati e
  • una migliore gestione del servizio.

Pertanto, la carne rimane succosa e tenera, valorizzando al massimo questo taglio pregiato. Un grande valore aggiunto sia per menù alla carta che per banchetti e degustazioni.

Ricetta: guance di suino con orzo perlato

Ingredienti per 4 persone

  • 4 guance di suino nazionali da 150–180 g ciascuna

  • 300 g di orzo perlato

  • 1 cipolla, 1 carota, 1 gambo di sedano

  • uno spicchio d’aglio

  • 1 bicchiere di vino rosso tipo il Valpolicella Ripasso

  • 1 litro di brodo vegetale leggero

  • Olio extravergine d’oliva

  • Rosmarino, alloro, timo

  • Sale e pepe nero in grani

Procedimento

Pulire, dal grasso in eccesso, e condire con sale, pepe e un filo d’olio le guance di suino, cuocerle sottovuoto a 74°C per 12 ore o brasarle dolcemente in casseruola con verdure e vino.

Nel frattempo, ridurre il vino a salsa con un rametto di timo, cuocere l’orzo e mantecarlo con brodo.

Infine, rigenerare le guance con la salsa, glassarle e servire con orzo perlato, nappando con la riduzione e completando con germogli freschi o chips croccanti.

Un piatto che fa la differenza in cucina

Inserire le guance di suino in menù significa unire tradizione contadina e innovazione tecnica. Infatti, grazie alla cottura sous vide, lo chef garantisce qualità costante e tempi di servizio ottimizzati. Così, questo piatto diventa perfetto per menù degustazione, banchetti o proposte alla carta, offrendo ai clienti un’esperienza gastronomica raffinata e autentica.

Contattaci

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Il surgelato: tecniche moderne di conservazione

Curiosità culinarie Di 20 ottobre 2025 Tags:, , , , , Nessun commento

Surgelazione e congelamento: spesso questi due termini vengono confusi, ma in realtà indicano processi molto diversi. Capire la differenza è fondamentale per comprendere come cambia la qualità degli alimenti. Oggi, grazie alle moderne tecnologie, la conservazione degli alimenti surgelati ha raggiunto livelli altissimi, garantendo freschezza e sicurezza come mai prima.

La differenza tra surgelazione e congelamento:

  1. La surgelazione

    La surgelazione è un processo rapido che avviene a temperature molto basse, comprese tra -30°C e -90°C, a seconda dell’impianto. La velocità di raffreddamento crea micro-cristalli di ghiaccio che non danneggiano le cellule dell’alimento.

  2. Il congelamento

    Il congelamento è un processo più lento, in genere superiore alle due ore, che avviene a temperature comprese tra -18°C e -25°C. In questo caso si formano macro-cristalli che possono rompere le cellule e causare la perdita di liquidi e consistenza durante lo scongelamento. Esempio pratico: se congeli una fragola nel freezer di casa, al momento dello scongelamento risulterà meno soda e acquosa. Con la surgelazione rapida invece manterrà forma, sapore e consistenza quasi identici al fresco.

Tecniche moderne per alzare la qualità

Nella distribuzione alimentare e nella ristorazione, la corretta conservazione è un fattore chiave che garantisce qualità, gusto e sicurezza igienica.

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Le seppie: un tesoro del mare da conoscere e gustare

Curiosità culinarie, Terra e Mare Di 6 ottobre 2025 Tags:, , , , , Nessun commento

Le seppie sono i molluschi più diffusi nei nostri mari. Si tratta di un cefalopode affascinante che merita di essere conosciuto da vicino.
Questo mollusco attira l’interesse di ristoratori, appassionati di cucina, pescatori e amanti della subacquea, grazie alla sua versatilità e al legame con le tradizioni marinare.

La seppia nel suo habitat: un ricordo a Pellestrina

Ricordo ancora la prima volta che, da ragazzo, visitai Pellestrina, splendida isola della laguna di Venezia, famosa per i merletti e per i pescatori. Era una calda giornata di sole e, con alcuni amici, mi tuffai in apnea per esplorare “il murazzo”: un lungo muraglione di rocce costruito nel ’700 per proteggere l’isola e la spiaggia. Sott’acqua, tra le rocce, ebbi la fortuna di incontrare alcune seppie che nuotavano tranquille. Fu un’esperienza indimenticabile, capace ancora oggi di trasmettermi pace ed energia. Da quel momento, con gli amici, iniziai a pescarle e cucinarle, scoprendo la loro straordinaria bontà.

In cucina: come esaltare le seppie

Le seppie piccole e di media misura sono particolarmente pregiate. A Chioggia,

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L’halibut della Groenlandia: un pesce che valorizza il tuo menu di mare

Curiosità culinarie, Terra e Mare Di 20 settembre 2025 Tags:, , , , , Nessun commento

L’halibut (Hippoglossus hippoglossus) è un pesce spettacolare e pregiato, pescato nelle fredde e incontaminate acque della Groenlandia. È, infatti, molto apprezzato nella ristorazione dei mari nordici d’Europa,in Canada e in Alaska, e oggi sta conquistando sempre più spazio anche nella cucina italiana, grazie alle sue straordinarie qualità gastronomiche.

I filetti di halibut bianchi, compatti e delicati, rappresentano quindi, una proposta perfetta per i ristoranti che desiderano distinguersi offrendo un’alternativa di alta qualità, sostenibile e versatile.

Un pesce nobile

L’halibut è uno dei pesci più grandi dell’Atlantico settentrionale. Come la sogliola e la passera è un pesce piatto, ma si distingue per la carne ricca di proteine, povera di grassi e dal sapore delicato, ideale sia per cotture semplici come vapore o griglia, sia per ricette più elaborate.

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Faraona busto nazionale: gusto e tradizione a tavola

Curiosità culinarie, Terra e Mare Di 8 settembre 2025 Tags:, , , , Nessun commento

La faraona ha una carne pregiata che unisce la morbidezza del pollame al sapore più deciso della selvaggina, che permette diverse proposte in cucina. Il busto nazionale è la parte centrale dell’avicolo privo di testa, zampe e completamente pulito. Le carni sono saporite e compatte, perfette sia per ricette tradizionali che per cotture e presentazioni più creative.

Origine, storia e qualità

La faraona è un volatile di origine africana, già conosciuta al tempo dei Greci e dei Romani che la apprezzavano sia per la sua carne saporita che come animale ornamentale nei giardini. Il suo nome ha origine in Egitto, dove veniva associata alla regalità. In seguito, durante il Medioevo, venne importata grazie ai Portoghesi e si diffuse in Europa attraverso vari incroci

In Italia si allevano oggi principalmente la faraona comune e la faraona grigia perlata. La carne magra, leggermente scura, ha un sapore che ricorda un incrocio tra pollo e selvaggina. Oggi è molto apprezzata nella cucina tradizionale italiana e francese.

Faraona busto nazionale: gusto e tradizione a tavola
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Funghi porcini nel pieno dell’estate

Curiosità culinarie, Terra e Mare Di 20 agosto 2025 Tags:, Nessun commento

Con l’arrivo di agosto e delle prime piogge estive, nei boschi di diverse regioni italiane si risveglia e spunta con grande vivacità una delle meraviglie più amate dagli appassionati di cucina e dai cercatori esperti: il fungo porcino.
In particolare, questo è il momento ideale per incontrare due delle specie più pregiate e ricercate: il Boletus edulis e il Boletus aestivalis, noti per la loro consistenza carnosa e il sapore unico e inconfondibile.

Il boletus edulis: il re dei boschi

Il Boletus edulis, conosciuto anche come “porcino autunnale”, può comparire già da fine giugno, ma è proprio ad agosto che trova il suo habitat ideale grazie all’alternanza di caldo e umidità. Ama i boschi misti, in particolare di faggio, castagno e abeti, dove cresce ai margini delle radure o sotto l’erba alta, spesso nascosto da uno strato di foglie.

Caratteristiche principali:

  • Cappello convesso, color nocciola-bruno, con margine regolare e la superficie vellutata

  • Tubuli bianchi da giovani, poi giallo-marroncini

  • Gambo tozzo, chiaro, ingrossato alla base e spesso con una fine reticolatura bianca

  • Polpa soda e bianca, con un profumo delicato e gradevole

Funghi porcini nel pieno dell’estate
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