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Il “Saor”: storia della cucina di mare che conquista la cucina moderna

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 27 febbraio 2026 Tags:, , , , Nessun commento

Il saor è una tecnica di conservazione antica. È un metodo veneziano nato per preservare il pesce. Il saor risale al Trecento e nasce nella Venezia marinara. I pescatori passavano giorni in mare senza refrigerazione. Per questo il saor trasformava una necessità in un piatto unico della tradizione lagunare.
Oggi il saor è un patrimonio gastronomico versatile. È ideale per ristoranti, bacari, osterie e locali moderni. Il saor valorizza la cucina del territorio e ha un forte impatto narrativo.

Le origini del Saor: una tecnica nata per durare

La parola saor significa “sapore”. Infatti, si ottiene friggendo il pesce e marinandolo con cipolle stufate nell’aceto, arricchendole con uvetta e pinoli. Questi ingredienti arrivano dai commerci veneziani con l’Oriente. Questa tecnica era nato per conservare a lungo il pesce. L’aceto rallentava lo sviluppo di batteri e rendeva il piatto più digeribile. La ricetta è documentata già nel Trecento nel Libro per il Cuoco, mentre esistevano varianti simili anche in epoca romana.

Perché il saor nasce nella cucina di  mare

La necessità era semplice: il pesce si deteriorava in fretta e i pescatori veneziani, spesso in navigazione per giorni, dovevano trovare un modo per preservarlo.

Friggevano le sarde e le coprivano con la cipolla cotta nell’aceto: l’aceto conservava, e la cipolla dolce e ricca di vitamina C contrastava lo scorbuto e il riposo di 24–48 ore rendeva il piatto più buono.

Era un alimento da viaggio, “cibo di marinai e scorta in terraferma”.

Perché funziona e perché piace ancora oggi?

I piatti che utilizzano questa tecnica di cucina, piacciono perché risultano equilibrati e completi.

I punti di forza:

Marinatura acida: l’acidità dell’aceto rallenta la proliferazione batterica e dona una nota fresca.

Lunga conservazione: il piatto migliora con il tempo: almeno 24 ore di riposo sono considerate obbligatorie.

Sapore complesso: il saor è un equilibrio di gusti tra: dolce della cipolla e uvetta, acido dell’aceto, salato del pesce fritto e aromatico dato dall’ alloro, pepe e spezie orientali.

Un tempo venivano usate molte più spezie, testimonianza della Venezia “porta d’Oriente”.

Versatilità e modernità

Oggi nei locali veneziani si trovano sardine, gamberimazzancolle, scampi e sgombritrigliesogliole, branzini e orate e tutti i pesci azzurri.
Sono varianti eleganti e leggere.

Opportunità per i ristoratori

Il saor è ideale per i ristoratori perché offre vantaggi concreti:

  • Alta resa e costi bassi: il pesce azzurro è economico e gustoso.
  • Riduzione degli sprechi: si conserva diversi giorni.
  • Storytelling forte: ogni piatto parla di Venezia.
  • Servizio semplice: si prepara in anticipo e si serve freddo.

Perfetto per cicchetterie, bar, menù degustazione, catering e ristorazione veloce.

Possibilità di varianti gourmet 

Oggi nei locali veneziani — soprattutto bacari e trattorie — si trovano spesso gamberi o mazzancolle in saor, che seguono la stessa tecnica e offrono un’alternativa elegante alle sarde.

Sono perfetti per:

  • antipasti raffinati,
  • tapas venete,
  • buffet di mare,
  • cucina contemporanea che vuole unire tradizione e leggerezza.

Perché il saor resta un simbolo veneziano

Il saor ha attraversato i secoli senza perdere identità.Nasce da un bisogno semplice e diventa un sapore unico.Questa tecnica rappresenta mare, ingegno e tradizione che offre ai ristoratori la possibilità di proporre un piatto semplice nella preparazione ma ricco nella narrazione.

Il saor è più di una ricetta: è una lezione di cucina intelligente, sostenibile, che racconta la tradizione di un territorio ricco di storia.
Nella ristorazione moderna è un alleato perfetto per valorizzare pesci locali, ottimizzare tempi e costi, e offrire ai clienti un piatto che “profuma di Venezia”.

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Il “Saor”: storia della cucina di mare che conquista la cucina moderna
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Perché i ristoratori stanno riscoprendo i “tagli poveri” invernali?

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 26 gennaio 2026 Tags:, , , Nessun commento

Con l’arrivo dell’inverno cresce la voglia di piatti caldi, avvolgenti e profondamente legati alla tradizione. Nei menù di molti ristoranti italiani stanno così tornando alla ribalta i “tagli poveri”: muscolo, guancia, reale, punta di petto, ossobuco. Tagli un tempo considerati secondari che oggi, grazie alle tecniche moderne, diventano protagonisti di preparazioni intense e memorabili.

In un 2026 sempre più attento a sostenibilità, gusto autentico e razionalizzazione dei costi, queste carni rappresentano una scelta strategica per la ristorazione professionale.

Perché tornano di moda i “tagli poveri”?

Negli ultimi anni molti ristoratori hanno iniziato ad affiancare questi tagli a quelli più nobili, come filetto e controfiletto, per valorizzare parti spesso sottovalutate ma ricchissime di sapore e sorprendentemente versatili.

Le ragioni sono diverse, a partire da un food cost più vantaggioso senza rinunciare alla qualità. I tagli poveri, infatti, hanno un costo più contenuto e offrono un’ottima resa dopo lunghe cotture, permettendo di migliorare i margini pur mantenendo uno standard qualitativo elevato.

Sono inoltre perfetti per la stagione invernale: ideali per brasati, stufati, stracotti e bolliti, quei piatti caldi e confortanti che il cliente ricerca nei mesi più freddi. Non a caso, i tagli poveri sono profondamente legati alla tradizione regionale italiana: Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia e Toscana hanno costruito intere identità culinarie attorno a queste preparazioni.

Ossobuco-di-vitello-con-risotto-allo-zafferano

Ossobuco-di-vitello-con-risotto-allo-zafferano

Le tecniche moderne che li esaltano

Grazie alla cottura sottovuoto a bassa temperatura, al controllo preciso delle temperature e alla rigenerazione professionale, questi tagli garantiscono qualità, resa, costanza e morbidezza. Tempistiche e temperature sono state studiate e collaudate nel tempo, affinate attraverso numerose prove sia con metodi tradizionali sia con tecnologie che migliorano i risultati e semplificano il lavoro degli chef.

I tagli più richiesti nei menù invernali 2026

Guancia di manzo: ricca di collagene, diventa morbida e setosa dopo 6–8 ore di cottura lenta. Ideale con vino rosso, purè cremosi, polenta e radicchio tardivo.

Muscolo bovino: protagonista dei grandi bolliti e dei ragù invernali. Perfetto per piatti di tradizione e per linee di pranzo ad alta rotazione.

Reale e cappello del prete: tagli veneti e piemontesi ideali per brasati eleganti, grazie alla buona marezzatura naturale. Perfetti per menù tipici.

Punta di petto o brisket: caratterizzata da un’ottima succulenza, si presta a preparazioni come pulled beef, terrine calde e cotture a bassa temperatura.

Coppa di suino, spalla e stinco: versatili, economici e di grande resa, si adattano sia a menù moderni sia a preparazioni classiche.


Vantaggi in cucina professionale

Facilità di porzionatura e servizio: la maggior parte dei tagli poveri può essere porzionata in anticipo e rigenerata senza perdere consistenza.

Zero sprechi: il collagene che si scioglie durante la cottura si trasforma in un fondo naturale ricco e brillante, ideale per salse e basi.

Perfetti per menù fissi e grandi numeri: una volta cotti e abbattuti, mantengono una qualità costante anche durante servizi ad alto flusso.

Alta soddisfazione del cliente: un brasato eseguito a regola d’arte comunica cura e tradizione, offrendo una vera soddisfazione per il palato anche con un costo della materia prima contenuto.


Come valorizzarli nel menù:

Per valorizzare i tagli poveri nel menù, ci sono alcuni accorgimenti semplici. Prima di tutto, è utile indicare la razza o la provenienza della carne, ad esempio “brasato di muscolo di bovino nazionale”, così il cliente percepisce subito qualità e attenzione.

Anche i contorni fanno la differenza. Polenta integrale, purè di patate al burro, radicchio di Treviso grigliato, carciofi stufati o cavolo nero seguono la stagionalità e completano il piatto con gusto e colore.

Le salse e le riduzioni, come fondo bruno, vino rosso o birra scura, arricchiscono il sapore e rendono il piatto più equilibrato.

Raccontare come è stato cucinato il piatto aggiunge valore. Dire che la punta di petto è stata cotta a bassa temperatura per otto ore o brasata lentamente in casseruola mostra cura e attenzione.

Infine, proporre porzioni più piccole o un menù degustazione aiuta i clienti a provare i tagli poveri meno conosciuti, trasformando ogni assaggio in una piccola scoperta.

Una tendenza che continuerà nel 2026

La riscoperta dei “tagli poveri” non è una moda passeggera. Risponde infatti a tre esigenze concrete del settore:

  • contenere i costi

  • valorizzare la tradizione italiana

  • proporre piatti di carattere, memorabili e coerenti con la stagione

Per l’inverno 2026, dare spazio a brasati, stufati e tagli storici significa offrire una cucina autentica e sostenibile: un equilibrio che i clienti apprezzano e che i ristoratori possono gestire con grande vantaggio, anche grazie all’intensità di sapore e profumo che queste preparazioni sanno esprimere.

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Baccalà alla vicentina

Baccalà alla vicentina: una ricetta per le festività

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 18 dicembre 2025 Tags:, , , , Nessun commento

Il baccalà alla vicentina è uno dei piatti simbolo del Veneto, ricco di storia, tradizione e gusto. Preparato con lo stoccafisso norvegese delle isole Lofoten, pesce pregiato essiccato al vento e al sole artico, diventa una portata elegante e raffinata, adatta sia alla tavola quotidiana che alle grandi occasioni. La lunga cottura lenta, insieme a cipolle, latte, olio e acciughe, trasforma lo stoccafisso in un capolavoro di morbidezza e sapore.

La pesca nei mari del nord Europa

Conoscete già come nasce lo stoccafisso delle Lofoten? Il protagonista del baccalà alla vicentina è il Gadus morhua, il merluzzo nordico. Viene pescato nei mesi invernali nelle acque fredde e limpide che circondano le isole Lofoten. In questo arcipelago Norvegese famoso per la sua bellezza naturale il pesce raggiunge la sua massima qualità: carni sode e compatte, bianche e dal gusto delicato.

Una volta catturato, il merluzzo viene subito eviscerato, pulito e privato della testa. Non subisce alcuna salatura: la sua trasformazione in stoccafisso avviene grazie a un processo antico e naturale scoperto e immutato da secoli.
I pesci vengono appesi a grandi rastrelliere di legno, chiamate hjell, strutture di essiccazione a ridosso della costa. Qui vengono lasciati essiccare all’aria aperta per circa tre mesi.
Il clima delle isole Lofoten, con il freddo costante, il vento e le correnti marine, sono gli elementi chiave. Essi permettono un’essiccazione lenta e uniforme, senza l’uso di additivi o conservanti. Al termine del processo, il merluzzo perde circa il 70% del suo peso ma concentra tutto il suo sapore e la sua ricchezza nutritiva. Così nasce lo stoccafisso delle Lofoten, alimento prezioso e di lunga conservazione, che da secoli rappresenta un legame profondo tra la Norvegia e le cucine tradizionali italiane, in particolare quella veneta.

Ingredienti per dieci persone

  • 1 kg di stoccafisso secco delle isole Lofoten (60/80)

  • 500 g di cipolle bianche

  • 5 filetti di acciuga sotto sale o sott’olio

  • mezzo litro di latte intero

  • mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva (più q.b. per condire)

  • 50 g di grana Padano grattugiato

  • Farina bianca q.b.

  • Prezzemolo tritato q.b.

  • Sale e pepe q.b.

Preparazione

  1. Ammollo e pulizia : ammollalo per almeno 3 giorni, cambiando l’acqua fredda ogni 6-8 ore. Dopo l’ammollo, sciacqua lo stoccafisso, rimuovi la pelle e le lische, quindi taglialo a tranci regolari ammollato per almeno 3 giorni.

  2. Preparare il soffritto : affetta finemente le cipolle e falle stufare dolcemente in una padella con poco olio e mezzo bicchiere di acqua fredda. Aggiungi le acciughe e lascia che si sciolgano.

  3. Infarinare e rosolare: pressa i tranci di stoccafisso nella farina e rosolali velocemente in padella con un filo d’olio evo.

  4. Disporre in tegame: in una casseruola di coccio o alluminio dal fondo spesso, alterna strati di pesce con il soffritto di cipolla, aggiungendo un pizzico di prezzemolo e una spolverata di grana.

  5. Condimento e cottura lenta: versa il latte e l’olio rimasto. Il liquido deve coprire il pesce quasi completamente. Aggiusta di sale e pepe.

  6. Cottura: cuoci a fiamma bassissima per circa quattro ore, senza mai mescolare, ma muovendo solo la casseruola per evitare che si attacchi.

  7. Servizio: servire ben caldo, con polenta gialla morbida o abbrustolita,  l’accompagnamento perfetto. Inoltre puoi servirlo su delle fette di pane casereccio o delle fette di polenta cotta alla piastra.

In conclusione

Il Baccalà alla Vicentina non è solo una ricetta: è un patrimonio gastronomico che racconta secoli di storia, viaggi e scambi tra culture. Viene preparato con lo stoccafisso delle Lofoten e cotto con pazienza secondo la tradizione per portare in tavola un sapore autentico e inconfondibile.

Per i ristoratori, presentare questo piatto significa offrire ai propri clienti non solo una portata ricca e raffinata, ma anche un’esperienza che lega territorio, memoria e qualità. Oggi i turisti sono sempre più attenti a scoprire i sapori identitari delle regioni che visitano, e troveranno nel Baccalà alla Vicentina un’occasione unica per assaporare il Veneto in tutta la sua essenza.

Continuare a cucinarlo e valorizzarlo è un modo per custodire e tramandare una tradizione che, ancora oggi, rimane davvero un grande piatto da signori.

Stoccafisso

Stoccafisso-Ragno-60/80

Da Iceberg trovi oltre ad un’ampia selezione di pesce surgelato e fresco e anche lo stoccafisso secco: Stoccafisso 60/80
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Baccalà alla vicentina: una ricetta per le festività
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Sapori autentici: le guance di suino nazionali

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 19 novembre 2025 Tags:, , , Nessun commento

Le guance di suino sono un taglio pregiato della cucina italiana, apprezzato per la loro morbidezza e il gusto intenso. Grazie alla naturale marezzatura, questo taglio risulta tenero e succoso, perfetto per le lunghe cotture. Inoltre, scegliere guance di suino nazionali significa sostenere la filiera locale, puntando su qualità e genuinità. Infatti, la presenza di grasso pregiato, che si scioglie in cottura, conferisce ai piatti carattere e succosità.

Le guance di suino nella cucina veneta

Nella tradizione veneta, le guance di suino sono protagoniste di ricette autentiche. Per esempio, si preparano:

  • brasate al vino rosso con erbe aromatiche,
  • stufate con verdure
  • in umido, accompagnate da polenta morbida, purè o funghi trifolati.

Inoltre, grazie alla loro consistenza vellutata, le guance diventano un secondo piatto raffinato se abbinate a un buon vino rosso. Così, sia nei pranzi di festa sia in cene informali, questo taglio conquista per morbidezza e intensità di sapore, combinando tradizione e gusto.

Cottura a bassa temperatura: il segreto della morbidezza

Per esaltare le guance di suino, la cottura sottovuoto a bassa temperatura rappresenta la soluzione ideale. Infatti, l’uso del roner professionale garantisce precisione, uniformità e preservazione degli aromi.

Inoltre, con questa tecnica si ottengono:

  • temperatura costante,
  • risultati uniformi,
  • aromi preservati e
  • una migliore gestione del servizio.

Pertanto, la carne rimane succosa e tenera, valorizzando al massimo questo taglio pregiato. Un grande valore aggiunto sia per menù alla carta che per banchetti e degustazioni.

Ricetta: guance di suino con orzo perlato

Ingredienti per 4 persone

  • 4 guance di suino nazionali da 150–180 g ciascuna

  • 300 g di orzo perlato

  • 1 cipolla, 1 carota, 1 gambo di sedano

  • uno spicchio d’aglio

  • 1 bicchiere di vino rosso tipo il Valpolicella Ripasso

  • 1 litro di brodo vegetale leggero

  • Olio extravergine d’oliva

  • Rosmarino, alloro, timo

  • Sale e pepe nero in grani

Procedimento

Pulire, dal grasso in eccesso, e condire con sale, pepe e un filo d’olio le guance di suino, cuocerle sottovuoto a 74°C per 12 ore o brasarle dolcemente in casseruola con verdure e vino.

Nel frattempo, ridurre il vino a salsa con un rametto di timo, cuocere l’orzo e mantecarlo con brodo.

Infine, rigenerare le guance con la salsa, glassarle e servire con orzo perlato, nappando con la riduzione e completando con germogli freschi o chips croccanti.

Un piatto che fa la differenza in cucina

Inserire le guance di suino in menù significa unire tradizione contadina e innovazione tecnica. Infatti, grazie alla cottura sous vide, lo chef garantisce qualità costante e tempi di servizio ottimizzati. Così, questo piatto diventa perfetto per menù degustazione, banchetti o proposte alla carta, offrendo ai clienti un’esperienza gastronomica raffinata e autentica.

Contattaci

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Tradizione veneta a tavola: l’anatra allo spiedo con polenta

Ricette e Sapori, Terra e Mare Di 6 novembre 2025 Tags:, , , , Nessun commento

Novembre è arrivato e nelle campagne venete, la tradizione vuole trasportarci in un clima caratterizzato da profumi intensi e tavole addobbate di piatti regionali che scaldano lo spirito.
Di sicuro uno dei piatti tradizionali più amati è senza dubbio l’anatra cotta allo spiedo sulla brace. Di solito viene servita con la polenta gialla a fette e un contorno di funghi chiodini fumanti. Una preparazione antica, che unisce il sapore deciso della carne all’affumicatura leggera e irresistibile della cottura lenta sul fuoco vivo.

L’anatra

Per questa preparazione la scelta dell’anatra è fondamentale. In Veneto di solito si usa l’anatra muta , detta anche “barbagianni”, una razza rustica con carne saporita e meno grassa rispetto all’anatra di Pechino. La sua carne compatta è ideale per una cottura lunga e lenta allo spiedo e mantiene un gusto intenso ed equilibrato. Importante è che l’anatra sia di medie dimensioni sui 2,5 kg  così la cottura rimane uniforme e la carne non si asciuga.

La cottura allo spiedo

Prepariamo la carne che nel nostro caso sarà decongelata in frigo dal giorno prima. Insaporiamo la carne con un trito misto che abbiamo preparato con sale grosso pestato, pepe fresco, rosmarino e timo sminuzzati.
lo cospargiamo delicatamente all’interno e ungiamo le pareti massaggiandole con un velo di olio evo. Farciamo la pancia con delle foglie di alloro e dei rametti di rosmarino fresco e qualche foglia di salvia e se vi piace  uno spicchio d’aglio schiacciati. Infine leghiamo le zampe con dello spago da cucina per mantenerla unita durante la cottura.
Di seguito infilziamo nello spiedo l’anatra o più anatre in base alle nostre esigenze. Quando la brace sarà ben calda ma non esagerata iniziamo la cottura sul nostro girarrosto che girerà lentamente. Indicativamente il tempo di cottura si aggira sulle due ore per una pezzatura sui 2,5 kg. La pelle deve diventare croccante, invece la carne dentro dovrà rimanere morbida e bella succosa. Durante la cottura mettiamo un contenitore per raccogliere i grassi e i succhi che colano mentre si arrostisce. Usiamo il grasso colato per ungerla con un pennello per mantenerla più idratata e morbida.

Prepariamo la polenta

Per tradizione cuociamo la polenta nella ricetta classica. Versiamo a pioggia la farina di mais in una pentola capiente con due litri d’acqua salata. Mescoliamo energicamente con una frusta per evitare grumi. Cuociamo a fuoco basso per circa 45 minuti mescolando spesso. Per completare versiamo un filo di olio evo nella polenta quando sarà pronta. Se la vogliamo tagliare a fette la versiamo su un capiente tagliere o in una pirofila in acciaio unta leggermente sul fondo e la lasciamo intiepidire. Infine, tagliamola a fette spesse con un coltello se desideriamo grigliare le fette sulla brace per renderle croccanti. In alternativa la lasciamo nella pentola e la versiamo calda con un mestolo al momento.

Servizio

Disponiamo le fette di polenta sul piatto e adagiamo vicino l’anatra allo spiedo, nappando con il fondo di cottura raccolto. Un piatto rustico e sontuoso, perfetto da servire nelle giornate fredde e nelle domeniche d’autunno.

Anatra-intera-arrostita-con-fette-di-polenta

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Disponibili nella nostra gamma una serie di prodotti di anatre intere, a busto, cosce lavorate o petti rifilati per il settore Ho.Re.Ca. I nostri prodotti a base di anatra sono selezionati, sicuri e pronti all’uso; perfetti per ristoranti, hotel e catering che vogliono offrire alla propria clientela un’esperienza di cucina autentica e raffinata:Anatra

 

Tradizione veneta a tavola: l’anatra allo spiedo con polenta
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Faraona busto nazionale: gusto e tradizione a tavola

Curiosità culinarie, Terra e Mare Di 8 settembre 2025 Tags:, , , , Nessun commento

La faraona ha una carne pregiata che unisce la morbidezza del pollame al sapore più deciso della selvaggina, che permette diverse proposte in cucina. Il busto nazionale è la parte centrale dell’avicolo privo di testa, zampe e completamente pulito. Le carni sono saporite e compatte, perfette sia per ricette tradizionali che per cotture e presentazioni più creative.

Origine, storia e qualità

La faraona è un volatile di origine africana, già conosciuta al tempo dei Greci e dei Romani che la apprezzavano sia per la sua carne saporita che come animale ornamentale nei giardini. Il suo nome ha origine in Egitto, dove veniva associata alla regalità. In seguito, durante il Medioevo, venne importata grazie ai Portoghesi e si diffuse in Europa attraverso vari incroci

In Italia si allevano oggi principalmente la faraona comune e la faraona grigia perlata. La carne magra, leggermente scura, ha un sapore che ricorda un incrocio tra pollo e selvaggina. Oggi è molto apprezzata nella cucina tradizionale italiana e francese.

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Baccalà mantecato: tradizione veneziana dal sapore delicato

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 20 giugno 2025 Tags:, , , , , , Nessun commento

Il baccalà mantecato è uno dei piatti simbolo della cucina veneziana: una ricetta semplice e ricca di storia, nata dal sapiente uso dello stoccafisso, cioè il merluzzo essiccato al vento, importato dai mari del Nord.

Le origini del baccalà mantecato

Nonostante il nome, il vero protagonista della ricetta è lo stoccafisso, essiccato naturalmente all’aria, che si differenzia dal baccalà salato. Lo stoccafisso venne introdotto in Italia dai mercanti veneziani dopo un naufragio alle isole Lofoten in Norvegia nel 1432. Da allora, grazie alla lunga conservabilità e al sapore unico, lo stoccafisso è diventato parte integrante della cucina veneta, dando vita a piatti tradizionali come il baccalà mantecato.

Come si prepara questa ricetta?

La preparazione del baccalà mantecato richiede pochi ingredienti ma molta passione, attenzione e pazienza, per ottenere la giusta cremosità:

Ingredienti principali:

  • 500 g di stoccafisso ammollato

  • 1 spicchio d’aglio (facoltativo) o un po’ di olio evo aromatizzato all’aglio

  • Olio di semi di girasole

  • Sale e pepe

  • Latte tiepido (opzionale)

  • Prezzemolo per guarnire

Metodo:

  1. Ammollo: lo stoccafisso secco va ammollato in acqua fredda per almeno 2-3 giorni, cambiando l’acqua frequentemente.

  2. Cottura: si lessa in acqua con due foglie di alloro e alcune fettine di limone, oppure nel latte, per circa 20-30 minuti, finché risulta morbido e si sfalda facilmente.

  3. Pulizia: si eliminano pelle e lische, tenendo solo la polpa in una terrina.

  4. Mantecare: tradizionalmente, la polpa veniva lavorata a lungo a mano, con un cucchiaio di legno o una frusta, in una terrina. Oggi con una planetaria si fa mantecare, versando l’olio a filo fino a ottenere una crema morbida e spumosa. Alcuni chef aggiungono della maionese fatta in casa per renderlo più cremoso e leggero. A piacere si può aggiungere un filo di latte tiepido per ammorbidire la consistenza e dargli volume.

  5. Servizio: si serve su fette o triangoli di polenta abbrustolita in padella o sulla piastra. Ottimo sul pane tostato come antipasto o cicchetto con l’aperitivo.

  6. Decorazione: per abbellire e dare profumo si può aggiungere timo fresco, o della scorzetta di limone o delle fettine di olive taggiasche denocciolate.

Curiosità e creatività

Il baccalà mantecato è ancora oggi un vanto della cucina lagunare, presente in ogni Bacaro veneziano e celebrato nelle sagre locali. Questo piatto unisce storia, tradizione, semplicità e gusto inconfondibile. Quando ben eseguita, questa ricetta è una vera raffinatezza che si abbina perfettamente a vini bianchi, sia fermi che frizzanti.  I turisti da tutto il mondo e anche chi è abituato a gustarlo lo apprezzano per la sua bontà. Oggigiorno gli chef più creativi hanno sperimentato nuovi abbinamenti per servirlo con altri ingredienti elaborati valorizzandolo come piatto gourmet. Per esempio, è ottimo accompagnato da petali di cipolla di Tropea affumicata al barbecue, oppure da avocado fresco, menta e lime.

Varianti

Lo stoccafisso è un prodotto eccezionale da lavorare che può essere trasformato in varie ricette veneziane e italiane. Per ottimizzare il lavoro in cucina, mantenendo la qualità e il gusto autentico del pesce pescato, Iceberg propone diverse tipologie di Baccalà pronto.

E voi avete qualche ricetta speciale con lo stoccafisso?

Per ulteriori informazioni, contattateci al numero 0422-752551 o scriveteci a marketing@icebergitalia.it. Saremo lieti di rispondervi.

Baccalà mantecato: tradizione veneziana dal sapore delicato
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Tecnica dell’affumicatura degli alimenti: un antico metodo di conservazione

Curiosità culinarie, Ricette e Sapori Di 9 giugno 2025 Tags:, , , Nessun commento

L’affumicatura degli alimenti è un’antica tecnica di conservazione che ha attraversato i secoli, evolvendosi e mantenendo intatto il suo fascino grazie alla sua efficacia e al suo impatto sensoriale. Nata dall’esigenza di prolungare la durata degli alimenti in un’epoca priva di refrigerazione, questa pratica si è trasformata nel tempo in una vera e propria arte culinaria, capace di conferire ai cibi aromi intensi, note complesse e un’identità unica.

In Europa si utilizzava l’ontano, ma oggi si prediligono legni come la quercia e il faggio. Il fumo arricchisce i prodotti lavorati trasferendo le essenze e i profumi del legno impiegato. Se comunemente si pensa al pesce e alla carne, anche formaggi e verdure vengono affumicati sin dall’antichità.

Le origini dell’affumicatura

Le prime tracce dell’affumicatura risalgono alla preistoria, quando l’uomo scoprì che esporre carne e pesce al fumo del fuoco ne rallentava il deterioramento. Nei secoli, la tecnica si è diffusa in tutto il mondo, assumendo forme diverse a seconda delle culture: dai salmoni affumicati dei popoli nordici, ai salumi stagionati delle zone appenniniche italiane, fino al pesce essiccato e affumicato delle cucine asiatiche.

Come avviene l’affumicatura?

L’affumicatura consiste nell’esporre gli alimenti al fumo generato dalla combustione lenta di legni non resinosi come faggio, quercia, rovere, ciliegio o melo. Le sostanze aromatiche sprigionate dal fumo penetrano nella superficie degli alimenti, contribuendo non solo alla conservazione, ma anche alla formazione di un gusto caratteristico e persistente.

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Arrosticini-di-ovino-Abruzzesi-alla-brace.

Arrosticini di ovino abruzzesi: Il gusto autentico della tradizione

Curiosità culinarie, Novità Di 22 maggio 2025 Tags:, , , , , , Nessun commento

Se parliamo dell’Abruzzo, e della sua cucina si pensa subito agli arrosticini. Veri protagonisti delle tavole locali, questi piccoli spiedini di carne ovina sono diventati un’icona della cucina abruzzese e un must per chi cerca autenticità e sapore. Da oggi, puoi portarli nel tuo locale con tutta la loro genuinità, offrendo ai tuoi clienti un prodotto che sa raccontare una storia di territorio, qualità e passione.

Il fiore all’occhiello della tradizione

Gli arrosticini artigianali che proponiamo sono realizzati a mano, secondo la ricetta tradizionale, utilizzando carne ovina di alta qualità. Sono il frutto di un sapere antico, tramandato da generazioni: un prodotto che parla di pascoli, aria pulita e lavorazioni lente e artigianali. La carne ovina include agnello, pecora e montone. In particolare, il termine “pecora” si riferisce, in senso stretto, alla femmina adulta dell’animale, a conferma della cura con cui selezioniamo le materie prime.

Naturali, teneri e sfiziosi

La semplicità è la loro forza: solo carne ovina tagliata a coltello e infilata a mano su spiedini in legno di bambù. Nessun additivo, nessun compromesso. Solo gusto autentico e una consistenza tenera che si scioglie in bocca. Grazie alla qualità della materia prima e alla lavorazione attenta, questi spiedini mantengono un colore roseo, un aroma invitante e un sapore delicato. Ideali per grigliate all’aperto, aperitivi rustici o come piatto principale, gli arrosticini sono perfetti per arricchire il tuo menù con una proposta sfiziosa e versatile. Teneri, succosi e irresistibili in particolare se serviti caldissimi, magari accompagnati da un calice di buon vino.

Un’esperienza da proporre ai tuoi clienti

Gli arrosticini non sono solo un piatto: sono un’esperienza. Offrirli nel tuo ristorante, agriturismo o durante un evento all’aperto significa dare valore al cliente con un prodotto tipico, facilmente riconoscibile e apprezzato da tutti. Puoi servirli come piatto principale o come finger food da passeggio, ideali per menù a tema regionale, catering o eventi street food. Il loro profumo alla brace, il formato pratico e la possibilità di mangiarli senza posate li rendono perfetti per occasioni informali e social.

Scegliere gli arrosticini Tornese significa affidarsi a una famiglia che, da tre generazioni, valorizza la carne ovina abruzzese con serietà e competenza.

Pratici da conservare e pronti da cucinare

I nostri arrosticini confezionati sono disponibili in cartoni da 5 confezioni da 1 kg, ciascuna contenente 45 spiedini pronti da cuocere. Una soluzione pratica e versatile per ristoranti, agriturismi e locali che vogliono ottimizzare i tempi in cucina senza rinunciare all’autenticità. Grazie al confezionamento intelligente, potrai conservare il prodotto con facilità e utilizzarlo secondo le esigenze del tuo servizio.

Per esaltare davvero il gusto autentico degli arrosticini, il consiglio è uno solo: fornacella o griglia rovente, pochi minuti per lato e il gioco è fatto. Il profumo che si sprigiona è irresistibile, un invito a tavola che nessuno può ignorare.
Vuoi aggiungere un tocco gourmet? Prova a marinare la carne con olio extravergine d’oliva, timo e rosmarino fresco: bastano pochi ingredienti per trasformare ogni spiedino in un piccolo capolavoro. E se hai la fortuna di cuocerli su carbone naturale, preparati a una vera esplosione di sapore.
Niente barbecue? Nessun problema: anche una bistecchiera in ghisa saprà regalarti ottimi risultati, crosticina perfetta compresa.
Il tocco finale? Un pizzico di sale, un calice di vino a piacere e… servili bollenti, perché gli arrosticini, come le emozioni vere, vanno vissuti sul momento.

In Iceberg li trovi tra le carni ovine: ARROSTICINI

Se desiderate ulteriori informazioni, non esitate a contattarci allo 0422-752551 o a scriverci all’indirizzo email marketing@icebergitalia.it. Saremo lieti di rispondervi.

Buona grigliata!

Arrosticini di ovino abruzzesi: Il gusto autentico della tradizione
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Gli asparagi bianchi sono arrivati: è primavera!

Curiosità culinarie, Novità Di 23 aprile 2025 Tags:, , , , , Nessun commento

Gli asparagi appartengono alla famiglia delle Liliaceae e si distinguono tra loro soprattutto per l’aspetto, il sapore e il tipo di coltivazione. Il termine “asparago” deriva dal greco aspharagos, che significa “germoglio” e identifica sia l’intera pianta che i singoli germogli. La pianta è dotata di rizomi, i fusti che crescono sotto terra formando un reticolo; da essi si diramano i turioni, che sono la parte commestibile della pianta.

Asparagi bianchi: versatilità e vantaggi del surgelato in iqf

Gli asparagi bianchi sono un ingrediente pregiato e distintivo della cucina italiana, apprezzati per il loro sapore delicato e la loro consistenza morbida. Sono diffusi soprattutto nel Nord Italia, e in particolare in Veneto, anche se sono iniziate coltivazioni in altre regioni.

I più famosi, quelli bianchi sono i seguenti: l’asparago bianco di Zambana De.Co., l’asparago bianco di Cimadolmo IGP, l’asparago bianco di Badoere IGP, il nobile asparago bianco di Verona, l’asparago bianco di Bassano del Grappa DOP (dal 2007), l’asparago bianco di Cantello. Questi ortaggi primaverili sono protagonisti di numerose ricette raffinate e tradizionali.

In cucina

Grazie alla loro versatilità, questi ortaggi si prestano a molteplici preparazioni culinarie. Possono essere gustati semplicemente lessati e conditi con burro fuso e formaggio grattugiato, oppure accompagnati da uova e salse delicate, come la classica salsa bolzanina. Sono perfetti per arricchire risotti cremosi, vellutate e persino piatti di pesce, dove il loro sapore si armonizza con delicatezza.

Gli asparagi bianchi sono arrivati: è primavera!
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