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L’allevamento di pesce in mare e l’utilizzo delle sue risorse come fonte di energia sono una possibile salvezza per il nostro pianeta.

L’unione Europea ha identificato come prioritaria la necessità dello sviluppo delle coste marine dal punto di vista alimentare ed energetico.

Sviluppo alimentare per quanto concerne lo sviluppo di allevamenti di pesce, mentre sviluppo energetico guardando alla produzione di nuove forme di energia pulita ricavata dalla forza delle maree, del moto ondoso, delle correnti e dal vento, tramite delle turbine e altre strutture meccaniche ad alta tecnologia.

Il tema affrontato, in particolare dalla comunità irlandese, riguarda l’espansione su larga scala di allevamenti di pesce, soprattutto salmoni ma anche di qualsiasi altro organismo acquatico adatto a una riproduzione intensiva.


Allevamento di pesce in mare e la Blue Revolution

Blue Revolution è il nome del progetto attuale che prevede la ricerca e lo sviluppo dell’allevamento di pesce in mare con la coltivazione di molluschi, crostacei, pesci, e piante acquatiche come le alghe. Questa necessità di evolversi e nutrirsi è chiaramente nata migliaia di anni fa in molti modi ma dal 1970 ad oggi lo sviluppo commerciale mondiale è incrementato in modo esponenziale ed ora serve una soluzione al grande fabbisogno nutrizionale ed energetico per rispondere alle necessità dei popoli.

In questo contesto l’Unione Europea ha identificato la crescita dell’acquacoltura come una importante priorità. Gli stati membri hanno richiesto di stendere un progetto per l’espansione dell’acquacoltura e diventare autonomi senza dipendere dall’importazione di pesce dagli altri paesi extraeuropei e ampliando il nostro potenziale di espansione economica attraverso la crescita dell’industria dell’allevamento di pesce in mare. Le associazioni di allevatori di pesce ritengono che l’acquacoltura possa avere un forte sviluppo per coprire la notevole domanda di pesce e di alimenti proteici in generale, dovuti alla crescita della popolazione mondiale, fornendo quindi una valida alternativa al pesce selvatico che sta cominciando a scarseggiare. Oltre a questo, aprirebbe a un nuovo settore economico fondamentale per creare posti di lavoro. L’Irlanda con le sue lunghissime coste e acque limpidissime ha tutte le caratteristiche per l’apertura di queste nuove frontiere blu. Questo vale anche per altri paesi come la nostra meravigliosa Italia, che ha un mare ancora molto sano e ricchissimo di splendide coste.


L’Irlanda capitalizza nuovamente

Nel Gennaio del 2016, il governo Irlandese ha pubblicato il suo primo piano di strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile dell’allevamento di pesce in mare. Il piano prevede un incremento della produzione di pesce che raggiungerà le 45.000 tonnellate nel 2023. Questo rappresenta un incremento del 120% rispetto alla produzione del 2013. La specie sulla quale l’Irlanda punterà è quella maggiormente richiesta dal mercato: il salmone.

Il governo Irlandese vuole coinvolgere le capitali globali in questo progetto. L’allevamento di salmone è di fatto un investimento costoso e rischioso; è stato stimato che realizzare e avviare una nuova “fattoria” in mare costa circa 5 milioni di euro. Questo allevamento è altamente tecnico, per questa ragione il settore è stato regolamentato rapidamente passando da una fase sperimentale ad una consolidata. Attualmente si contano sulle dita di una mano le multinazionali che controllano la produzione di salmone a livello mondiale. La più grande compagnia è la Marine Harvest, con base in Norvegia, che alleva in 22 paesi.

Il più moderno ed innovativo sistema però è stato realizzato nel 2015 dalla Subflex, un azienda hi-tech israeliana specializzata in sistemi di allevamento di pesce in mare aperto. Hanno infatti installato la più larga e grande rete per gli allevamenti in mare esistente al mondo.

C’è un forte dibattito per sviluppare dei consorzi costituiti da altre piccole aziende e investitori in modo da non avere solo dei monopoli; questa economia è oggi regolamentata dal Bord Iaschaigh Mhara (BIM), l’ente governativo responsabile delle politiche di sviluppo nelle aree marine.

Finora da parte della comunità europea sono stati spesi centinaia di migliaia di euro per ricerche e sperimentazioni per ottimizzare lo sviluppo dell’allevamento di pesce in mare attraverso un importante progetto che è stato chiamato Deep-sea Project per capire come fare e dove investire nel migliore dei modi.

Per fotografare la situazione di oggi basti pensare che allo stato attuale la produzione di cibo proveniente dalla terra corrisponde al 98% globale, mentre il cibo proveniente dagli allevamenti in mare è pari al 2% globale. L’Europa sta progettando quindi uno sviluppo di questo settore in modo da creare lavoro, economia e sostentamento alimentare, in modo organizzato, per compensare alle necessità delle nazioni. Il più grande ed innovativo programma di sviluppo europeo si chiama Horizon 2020, con circa 80 miliardi di euro in fondi per lo sviluppo e la ricerca disponibili per sette anni dal 2014 al 2020.

Le azioni che si stanno sviluppando sul mercato europeo e mondiale hanno delle solide basi per sviluppare grandi progetti che promettono interessanti risultati per il futuro. Il nostro pianeta ha un forte bisogno di essere salvaguardato, mentre l’umanità ha bisogno di cibo sano, sicuro, buono e prodotto in modo efficiente. Considerato che il 70% della superficie della Terra è coperta d’acqua, e tenendo conto che gli allevamenti in mare di pesce richiedono pochissima energia per la loro gestione, intuiamo che l’acquacultura è una soluzione altamente sostenibile per raggiungere questi obiettivi in sicurezza.


Fonti:

Word fishing & aquaculture
http://www.worldfishing.net/news101/fish-farming/innovating-offshore-fish-farming

Provisional University
https://provisionaluniversity.wordpress.com/writing/

Allevamento di pesce in mare: nuove frontiere e risorse di energia
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